1000 Querce

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Mese: febbraio, 2012

Conversazione Telefonica

Conversazione telefonica tra me e la mia nipotina AA

“Ciao AA, che cosa ti ha regalato il tuo fidanzato T. per San Valentino?”
“Hmmmm niente”
“Vuoi sapere che cosa mi ha regalato lo zio Doc per San Valentino?”
“Si certo che si”
“Allora, facciamo il nostro giochetto degli indizi. Secondo te, mi ha regalato un vaggio di una settimana alle Hawaii?”
“Hmmmm no”
“Infatti non e’ un viaggio alle Hawaii. Mi ha regalato un mazzo di rose rosse?”
“No”
“Eh, anche su questo hai ragione. Le rose me le ha regalate ma il giorno dopo. Mi ha forse regalato un paio di scarpe per andare a correre?”
“SIIIIIIII” e poi e’ scoppiata in una fragorosa risata riportanto a tutti i commensali presenti (i miei genitori e mia sorella) la natura del mio regalo di San Valentino.

Evidentemente AA conosce molto bene sua zia che detesta fare fatica e conosce molto bene anche lo zio Doc con il quale le piace andare a fare lo “shopping speciale” ovvero rinchiudersi per qualche ora da Dechatlon  a guardare, ammirare ed acquistare qualche ammenicolo sportivo.

PS Il commento di mia sorella quando ha visto via Skype il mio regalo di San Valentino e’ stato “Ma sei sicura che non le abbia acquistate per la sua amante?” Temo di no, cara sorella; quelle scarpe le ha prese proprio per me cosicche’ io possa sentire quel “benefico indolenzimento del corpo”… sigh…

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San Valentino

Per il Doc, ogni giorno e’ San Valentino tranne il 14 febbraio. Conoscendolo, frequentandolo ed avendolo sposato da ormai molti anni, non mi aspetto nessun regalo perche’ al Doc i regali piace farli in ogni momento e soprattutto di sorpresa.

Quest’anno pero’ il Doc, forse preso dal rimorso perche’ io invece si che gli ho fatto il regalo (un massaggio da Kalologie messo nella busta della fotografia con tanto di cuoricino sberluccicante e imbrillantinato), ha voluto farmi un regalo.

Datomi l’annuncio, ho incominciato a fantasticare sul contenuto del regalo sperando in un paio di orecchini, o un weekend alle Hawaii, o due biglietti per il concerto dei Coldplay, o un gomitolo di lana superpregiata. Nulla di tutto cio, il Doc ha deciso di regalarmi un PAIO DI SCARPE DA CORSA!!!!

“Doc, ma questo non e’ un regalo per me!!! E’ un regalo per te. E’ come se regalassi all’amante un completo intimo di La Perla, come se tuo padre–amante dei fritti–regalasse una friggitrice a tua madre” ho mormorato quasi senza fiato per lo shock.
“Vedrai, ti piaceranno” ha tagliato corto il Doc.
“Ma… ma… Doc… io… non ho bisogno di scarpe per correre… Due anni fa alla “gara” di 5km che ho fatto sono quasi morta… ero tutta rossa, paonazza… avevo il cuore alle stelle… Vorrei dedicarmi di piu’ allo yoga o al nuoto”.
“Questo cuore bisogna farlo lavorare. Il tuo test di Conconi parla chiaro: DEVI ALLENARTI!!! Non puoi essere cosi’ alla tua eta’. Devi fare qualcosa, pensare al futuro… Lo yoga va bene ma non come attivita’ aerobica… Devi faticare, sudare, consumare calorie ovvero fare SFORZO fisico… Sentire quel benefico indolenzimento che pervade il tuo corpo dopo l’allenamento…”

SFORZO FISICO… Benefico indolenzimento… Allenamento… Al solo pensiero mi vengono i sudori freddi… In effetti qualche settimana fa il Doc, che ha fatto la tesi in Medicina dello Sport e non ha mai abbandonato l’amore per lo sport, mi ha fatto il suddetto test che ha evidenziato che la mia soglia anaerobica corrisponde a circa 185 battiti al minuto, troppi secondo il Doc la cui soglia si aggira sui 160 battiti al minuto. Pertanto, egli ha deciso, che dobbiamo fare un “programma di allenamento” in modo che il mio cuore diventi piu’ efficiente.

Accompagnata in un fornitissimo negozio di articoli per la corsa dove i miei piedi sono stati scrutati, filmati ed analizzati con  un computer per evidenziare possibili difetti ed imperfezioni e trovare la scarpa perfetta come quella di Cenerentola, ho scelto un paio di scarpe che il Doc ha entusiasticamente pagato e mi ha consegnato come il suo regalo di San Valentino.

“Tu—ha sentenziato il Doc a fine giornata—dovresti andare a letto e prima di addormentarti pensare alla corsa da fare il giorno dopo”.

Io ho evitato di smontare le sue piu’ nobili aspirazioni sul mio ardore per lo sport e dirgli che:
1) alla sera quando vado a letto penso a cosa fare il giorno dopo con le stoffe e le lane che si trovano nella mia stanzetta degli hobby;
2) tutti questi “allenamenti” riducono decisamente il mio tempo libero e che dedico a sguinzagliare la mia creativita’;
3) tra gli sport, io preferisco quelli meno “faticosi” tipo yoga, nuoto, ma anche sci e tennis—quest’ultimi svolti in condizioni ottimali di temperatura ed umidita’;
4) nella prossima vita voglio un marito couch-potato, di quelli che si spatarrano sul divano davanti alla TV con pop-corn, patatine e birra (ma gia’ lo so che se cosi’ fosse, per la legge del contrappasso io saro’ una fervente maratoneta).

E ora munita di Garmin, un ammenicolo tipo orologio che il Doc mi regalo’ a Natale 2009 e che egli definisce I-N-D-I-S-P-E-N-S-A-B-I-L-E per chi corre poiche’ misura le pulsazioni, la distanza e le calorie consumate ad ogni allenamento, e di scarpe nuove non mi rimane che darmi una mossa, faticare e sentire quel “benefico indolenzimento” del mio corpo…

Unica nota chic: il colore blu/azzurro delle suole e dei lacci che sembra proprio il colore delle preziosissime scatole di Tiffany. Mi sa che mi rifaro’ il guardaroba sportivo perche’ non ho nulla che si intoni con tale colore; guardaroba che ovviamente sara’ rifatto a spese del Doc…

PS: Conversazione ore 17 del 22 Febbraio:
DRRRRRIIIIINNNN
– Ciao sto venendo a casa. Prendiamo un te’ e poi andiamo in palestra?
– Se proprio devo…
– Ma non vuoi provare le tue scarpette nuove da corsa?
– Muoio dalla voglia…

Inutile puntualizzare quali frasi abbia pronunciato io, vittima sciagurata della mania sportiva del Doc…

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Pomelli Lucenti

Alcuni giorni fa, ho raggiunto il Doc a NYC per un weekend, citta’  dove egli si trovava per un viaggio di lavoro.

Avendo acquistato un biglietto con la compagnia che fa parte del mio frequent fryer, ed avendo uno status di frequent flyer leggermente piu’ elevato di quello di “plebeo semplice”, ho potuto scegliere un posto davanti all’entrata e sistemarmi prima dell’arrivo dell’orda plebea.

“Sono fusi, sono totalmente matti ‘sti californiani…  Forse non si rendono conto perche’ loro vivono nella landa del caldo perenne, del sole che riscalda anche in inverno… Non hanno mai visto la neve e raramente vedono la pioggia. E’ forse per questo che non hanno gli indumenti adatti per recarsi nella grande mela?” Queste erano le frasi e mezze frasi che vagavano per la mia mente li’ seduta in prima fila ad ammirare la popolazione di LA in partenza per NYC.

Il 25% di coloro che si imbarcavano indossavano sandali e sandaletti rigorosamente senza calze o ancor peggio infradito da spiaggia. A me e’ venuto in mente quella volta quando la mia nipotina AA, che allora aveva 3 anni e mezzo, alla richiesta della mamma di mettersi le scarpe perche’ in ciabatte non si poteva uscire di casa, ha indicato le infradito della mia assistente americana e ha chiesto a sua madre “E perche’ lei le ha?” E fra me stessa ridevo pensando che se fosse stata li’ con me avrebbe condiviso con me che ‘sti californiani non sono tanto centrati a presentarsi su un aereo con sandali o infradito per andare a NYC (dove ci sono 2-6C).

Ma il fior fiore del ridicolo o dell’orrido (dipende dai punti di vista) e’ stato un signore sui 60 anni, alto e baffuto che indossava un cappotto e mostrava dei bei polpacci nudi ed infradito da spiaggia. Non sono riuscita a vedere che cosa indossasse tale individuo sotto il cappotto, ma penso avesse delle bermuda magari di una stoffa leggera e leggiadra e con una fantasia tipica californiana. Un commento particolare va fatto sullo stato dei talloni del suddetto passeggero, talloni che il Doc avrebbe grattato con una raspa per 3 giorni e 3 notti senza sosta e non lo avrebbe lasciato andare fino a che non li avesse trasformati in talloni lucenti come i pomelli delle porte di ottone di Mary Poppins.

Da quel momento ho deciso di coniare il termine SPQC: Sono Pazzi Questi Californiani!

P.S. In compenso,  nel viaggio di ritorno, devono aver pensato che io non fossi molto centrata essendomi imbarcata sul volo NYC-LA con piumino pesante fino a meta’ coscia. Meno male che sono atterrata a notte fonda ed in giro c’era poca gente…

Fashion Week

Al Doc piaciono gli agi e le comodita’ e quando va da una parte all’altra del continente, l’azienda gli paga il volo in classe business dove viene accudito e vezzeggito dalle hostess di turno.

Arrivato a destinazione, il Doc mi dice  “Sai, a NY questa settimana e’ la settimana della fashion week”
“Ah, non lo sapevo. Interessante…”
“Pensa che la hostess mi ha chiesto se mi stavo recando a NY per la fashion week” mi dice con un’aria da galletto
“Ma tu le hai detto che alla tua eta’, la maggior parte dei modelli ha smesso di fare sfilate da circa 20 anni???” ho rimarcato portandolo subito con i piedi per terra…

Dall’espressione del volto, il Doc non sembra aver apprezzato piu’ di tanto il mio commento sulla sua attuale eta’ che cerca di dimenticare mentre io cerco di ricordargli ogni qual volta si atteggia a galletto…

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L’Inspiegabile Miracolo

Ieri, dopo solo 4 mesi dall’insediamento nella magione di 1000 Querce mi sono azzardata a fare qualcosa che raramente faccio nella mia vita: pulire il forno. Precisazione: non e’ che il forno non lo pulisca mai, anzi tutt’altro. Un paio di volte alla settimana ci cuociamo il pesce e tempo fa avevo notato una serie di macchie che mi avevano fatto inorridire.

Acquistati prodotti idonei alla pulizia del forno e munita di buona dose di olio di gomito, mi sono messa a pulirlo con risultati poco soddisfacenti. Ho cosi’ ordinato on-line un prodotto definito “miracoloso” ma anche questo ha fallito miseramente di eliminare le macchie piu’ indefesse. Per di piu’, nel mio profondo elucubrare per mantenere il forno pulito con il minimo sforzo, ho steso sulla base uno strato di carta stagnola con il risultato che a contatto con il calore, la stagnola si e’ fusa e si e’ incrostrata tra gli atomi metallici del forno stesso creando un effetto tipo mercurio sparso nel forno. In pratica, il mio forno di soli 4 mesi e’ rovinato (sniff)

Ma torniamo a lui, questo forno da pulire. Dopo la delusione del prodotto miracoloso, mi sono ricordata che il mio forno e’ un forno speciale, ovvero autopulente, ovvero che si pulisce da solo. Tale proprieta’ e’ da me poco utilizzata primo perche’ in Italia non ho mai visto un forno autopulente e secondo perche’ le poche volte che ho attivato la funzione di ‘autopulizia, si e’ sparsa una puzza invereconda per tutta la casa. Comunque, ieri in preda alla disperazione e al senso di colpa di aver fuso la carta stagnola, ho chiuso lo sportello e schiacciato il tasto “self cleaning”. Dopo circa 30 secondi, lo sportello si e’ ermeticamente chiuso ed  il timer ha segnato 3h 00 min. 3 ore di assoluto mistero di cosa stava accadendo dentro il forno.

Ovviamente, come da copione, la casa si e’ riempita di un olezzo poco piacevole, ma dopo le 3 ore, il forno appariva lindo e pulito senza nessuna traccia o macchiolina di sporco, praticamente come quando l’ho aperto la prima volta — a parte i rimasugli di alluminio sempre presenti li sulla base  (doppio sniff). Non so che cosa induca un forno sporco ad autopulirsi a comando, ma ha tutta la mia approvazione. A mio parere tale mistero e’ paragonabile solo al miracolo di San Gennaro: sai che si avvera ma non sai il perche’.

Ora, se solo ci fosse anche il frigorifero autopulente…

OOOOPS


Forse mi sono sbagliata…. Forse l’argomento che angustia il Doc, che impegna parte dei suoi neuroni, che condiziona il suo sonno, che attanaglia il suo ingengo, che affligge la sua tranquillita’  non e’ LA SPAZZATURA come ipotizzato precedentemente ma la SICUREZZA della sua magione.

Nonostante 1000 Querce “sia tra le citta’ con una popolazione tra i 100.000 e 499.999 abitanti piu’ sicure in TUTTI GLI STATI UNITI” (ref. Wikipedia) che si sa, hanno una superficie non proprio come la provincia di Torino oppure il Piemonte e neanche l’Italia intera, il Doc non si raccapezza di vivere in una casa con tre lati alla merce’ di malandrini, maluni e possibili malviventi.

Essendo il Doc abituato a leggere storie terrificanti di malandrini che in Italia entrano in ville e appartamenti e rubano, rapinano e fanno ben di peggio, non comprende come una cosa simile non accada anche qui dove le zone con gangs non sono poi cosi’ distanti dalla tranquilla cittadina di 1000 Querce.

“Mi stupisco sempre che i malviventi non si spostino in aree piu’ ricche per rubare” commenta il Doc.
“Forse sono troppo pigri per spostarsi” rispondo io
“O forse sanno che se li beccano, si prendono tante bastonate e rimangono in galera fino a che la pena e’ stata scontata” ammicca con un tono da comandante dei Marines che istituirebbe senza problemi la pena di morte per reati dal furto della bicicletta in su.

Penso che l’unico periodo in cui il Doc  abbia dormito sonni veramente tranquilli sia stato quando i nostri ospiti I & I erano con noi e dormivano sul divano in salotto e quindi si trovavano in prima linea per difendere la magione. Sono stupita che il Doc, appena arrivati, non abbia fornito loro munizioni e mazze da baseball per difendersi da possibili assalti notturni che ovviamente non si sono verificati.

Una delle attivita’ preferite del Doc per conoscere le zone dove dimora consiste nel ricercare documenti on-line dove vengono riportati i crimini dell’area o della citta;  per adesso, gli unici crimini documentati che si sono verificati a 1000 Querce sono furti di oggetti stati lasciati nelle macchine. Quindi, da ora, il Doc fa bene attenzione a non lasciare indumenti o borse con la spesa nell’abitacolo della sua preziosa Pivotta.

Pero’ essendo il Doc un essere estremamente sospettoso (il suo motto e’ “Mai fidarsi di nessunI” si, con la I finale), ogni sera fa la ronda per casa e scruta che porte, finestre e serrature siano chiuse e sigillate (ndr: le serrature fanno ridere i polli…). Piu’ di una volta, mentre ammirava l’esterno della magione, l’ho sentito mormorare frasi del tipo “Ecco, qui ci metterei una bella inferriata in ferro battuto” oppure “Dovrei avere una web camera li’ sull’angolo che monitora i due lati della casa” oppure “Dovremmo cementare vetri e fondi di bottiglie rotte sul muretto che da’ verso l’esterno”.

Nonostante tutte queste precauzioni, ci sono state un paio di occasioni in cui al Doc sono venuti i sudori freddi quando e’ entrato in casa. Il giorno in cui siamo andati a recuperare i nostri primi ospiti I & I, io ed il Doc siamo usciti di casa intorno all’una e siamo rientrati verso le sette di sera per trovare la porta del garage spalancata. Al Doc e’ venuto un brivio alla schiena…

“Come mai c’e’ la saracinesca del garage spalancata?” ha subito notato un Doc con voce allarmata
“L’avrai lasciata aperta tu” ho risposto io
“No, io l’ho chiusa prima di andare via” ha rimarcato il Doc.
“Evidentemente non l’hai chiusa oppure hai toccato il tasto due volte e si e’ riaperta” ho suggerito.

Il fatto e’ che appena entrato in garage, il Doc era in stato di allerta e cosi’ anche l’I maschio, entrambi pronti a dar una botta in testa ad un eventuale intruso. E mentre i due maschi testosteronici ispezionavano la porta che connette la casa con il garage per verificare la presenza di segni di scasso, io giravo per cercare scoiattoli, procioni o peggio puzzole che piu’ probabilmente potevano essersi intrufolati nel nostro garage appena rifatto e pavimentato. Nulla e’ stato trovato, ne’ malandrini, ne’ animali e dopo un’accurata ispezione in stanze ed anfratti della magione, siamo potuti entrare tranquilli .

Dopo quell’esperienza, il Doc non si allontana piu’ dal garage se prima la saracinesca non si e’ completamente abbassata.

Per di piu’, sta anche pensando di creare un Neighborhood Watch Program (Programma di Sorveglianza del Quartiere), un programma che ha lo scopo di ridurre la criminalita’ nell’area in cui vivi istituendo una sorta di comunita’ i cui componenti guardano, osservano e riportano attivita’ sospettose alle autorita’ competenti. In pratica, ognuno si fa i fatti anche del vicino e sa tutto di tutti (ndr: Se il Doc non fosse un Doc sarebbe un paparazzo…).

Come se non bastasse, sta seriamente pensando di diventare un VIPS (Volunteers in Police Service Program) ovvero un volontario nel dipt di polizia con il compito di aiutare nelle ricerche di persone scomparse, organizzare incontri su come educare gli abitanti alla sicurezza, vegliare sull’incolumita’ dei cittadini, riportare movimenti sospetti e attivita’ simili; e poi appena avra’ la cittadinanza americana (tra circa 5 mesi puo’ fare la richiesta)  ha farneticato di voler fare domanda per diventare Reserve Deputy Sheriff e fregiarsi di tutti gli incarichi di un vero sceriffo (compreso il distintivo, il documento di identificazione, la divisa, le manette e la pistola Beretta) senza l’obbligo di lavorare a tempo pieno.

Sono sicura che la sue domande verranno immediatamente accettate e lui svolgera’ seriamente il suo compito di “controllore della tranquillita’ pubblica” nella gia’ tranquilla e ridente cittadina di 1000 Querce. Occhio malandrini di 1000 Querce: fossi in voi, cambierei zona.  Chuck Norris a confronto del Doc e’ docile e buono come Babbo Natale…

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